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Ogni volta che comincio un anno nuovo mi sento un po’ come Penelope: in fin dei conti le cose che ho da fare sono sempre le stesse ma riesco a vedere un barlume di novità che sbrilluccica in lontananza. Finisce un anno complicato e pieno di sfide, che ho vinto solo in parte e di cui sto tutt’ora pagando il prezzo in termini di energie mentali e fisiche (ormai ridotte a quelle di una lumachina da insalata), e quello che è appena cominciato sembra prospettarsi come un anno gemello. Prendendo spunto dai saggi consigli della Mellin, che in uno dei rari momenti di modestia ha affermato che dovremmo essere tutti più grati di ciò che abbiamo, invece di desiderare sempre di più, mi guardo intorno e faccio l’inventario.

Ho una casa che abito da sola. O meglio, con Mr Magic. Dopo anni di convivenza forzata con universitari e lavoratori/universitari part time, riuscire a trovare (e mantenere!) un posto solo nostro era diventata una necessità impellente:  se mi fossi trovata ancora una volta ad affrontare sub-affitti clandestini,  piatti lavati con gli occhi chiusi e capelli non miei in posti che è meglio non citare avrei certamente messo le mani addosso a qualcuno, appiccato un incendio, o demolito un muro. Insomma, non avrei più risposto delle mie azioni. Ora invece trovo le cose dove le ho lasciate, posso spostare tappeti, vasi o persino la tv senza consultare nessuno (a parte Mr Magic), e posso fare la pipì con la porta del bagno aperta. Non sempre però.

Ho un’auto. Dieci anni nella Città Incantata riescono a convincerti che probabilmente non ne avrai mai bisogno (sempre se non la possedevi già prima, ovviamente). Sbarcare sulla terra ferma, in un luogo dove le persone si spostano unicamente su ruota se non per brevissime distanze (ho imparato che se l’unico parcheggio che hai trovato dista più di cinquanta metri dal posto dove devi andare, allora sei stato vittima del traffico impazzito, di un errore di calcolo dei tempi, della mancanza di un piano urbanistico efficace per la città) mi ha costretto/permesso di acquistare uno sbiaditissimo bolide rosso. Non ho resistito alla tentazione di dargli un nome, anche col rischio di sembrare un po’ patetica. Ho pensato al suo colore fuori moda, al suo design fuori moda, e a quanto dovesse sembrare ruggente all’epoca dell’uscita dalla fabbrica. Poi mi sono venuti in mente gli anni Ottanta e così l’ho chiamata Roxy.

Ho un pesce rosso, Palmiro, due canarini, Rino e Brina, sette piante in casa tutt’ora viventi, una bici (una mia non l’ho mai avuta prima!), e una libreria degna di questo nome con ancora qualche spazio vuoto per i libri che verranno.

Queste ovviamente sono le cose materiali che ho, che ho ottenuto dal 2012 e di cui cercherò di avere cura nel prossimo anno. Le cose dell’anima invece, che possiedo veramente, non mi sono ancora del tutto chiare. So però quali cose dell’anima degli altri possiedo: l’interesse di Co, genio che sboccia ogni decade, l’affetto prepotente della Tere, cardellino cresciuto in cattività, la vita intera di Mr Magic (e perfortuna visto che lui possiede la mia). E poi c’è una cosa che mi viene in mente ora, guardando le mie mani aperte sulla tastiera, mani troppo simili alle sue: possiedo la fiducia incondizionata di Frengo nelle mie capacità. Non so come, ma lui sa qualcosa di me che ancora mi sfugge, e questo sapere gli fa brillare gli occhi se ci pensa.

Quest’anno continuando a fare le solite cose, fai e disfa e comincia da capo, darò io qualcosa. Darò la mia fiducia al sapere di Frengo, chiudendo gli occhi nonostante le vertigini. Forse, lo farò per la prima volta.

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