the four freedom

Per che cosa siamo disposti a lottare?

Esistono cose che ci dovrebbero appartenere dal giorno della nascita, ne sono profondamente convinta. E in questo clima di elezioni le domande che mi faccio in termini di diritti e libertà sono tante.

Prendendo spunto dalle opere di Norman Rockwell decido di spegnere la tv sull’ennesimo programma-finto-confronto-politico per aggrapparmi ferocemente ad un sogno. Infondo le utopie servono proprio a questo, a puntare talmente in alto da scoprire, nel salto, che abbiamo molta più forza di quella che credevamo.

Perché se è vero che la realtà (del mio paese) si rivela sempre più deludente mano a mano che la conosco, è anche vero che cedere alla convinzione che un cambiamento non sia possibile è il modo migliore per permettere che le cose restino esattamente come sono, o che peggiorino pure.

Per questo motivo decido di credere. La mia lotta questa volta sarà contro la tentazione di cedere al fatalismo e al pessimismo.

Oggi, su quest’Italia sputacchiata e disprezzata, cercherò in rete solo notizie positive e so già che se guarderò alle piccole realtà piuttosto che allo stato generale ne troverò davvero molte.

L’Italia infondo è come un enorme Bene culturale: acquisisce il suo valore più alto quando vengono prese in considerazione le singole parti che lo compongono, la cui somma è sempre maggiore del tutto. Io credo davvero nella ricchezza che viene dal piccolo, dalla singola parte, e che i veri cambiamenti partano da qui.

Aggrappata al mio sogno dondolo le gambe nel vuoto come su di un’altalena, e annoto sulla mia lista preferita: believer.