foto peonie

Dopo settimane di scadenze che ronzano nella testa, è arrivato finalmente il momento di fare le ultime consegne e riordinare la cartella piena di file, infilare i manuali tra un libro e l’altro della libreria, sgombrare la scrivania e buttare nel tritacarte il superfluo.

Quando ho appena concluso un lavoro vengo sempre pervasa da una bella sensazione. Riordino, sgombero, faccio il punto di ciò che ho fatto e di come l’ho fatto e mi sembra così di aver raggiunto un altro piccolo traguardo che mi aiuta a capire chi sono.

Il bianco della mia scrivania risplende davanti alla luce della finestra e mi fa pensare che ora è pronto ad ospitare altre carte, altri libri, altri appunti scribacchiati su foglietti che incollerò al tavolo o al pc solo alla prima corrente d’aria. E’ un po’ come essere sulla vetta di un promontorio: se mi guardo indietro vedo la salita, la valle dolce che l’ha preceduta, e tutte le altre piccole vette che sono riuscita a scalare.

Ma quando guardo dritto davanti a me il paesaggio cambia radicalmente e la luce del tramonto che prima vedevo si raffredda e si copre di nebbia. Ancora una volta mi chiedo dove sto andando, mi chiedo quale altra opzione, tra quelle che la vita può offrire, mi troverò a sperimentare.

E’ il lato peggiore del cambiare lavoro così spesso, così in fretta. Ogni cosa che ho cominciato, portato avanti e concluso con successo è un’esperienza unica e solitaria, che fa fatica a legarsi con le altre… e per questo motivo ora non riesco a immaginare che cosa mi aspetta nel futuro. Oltretutto, nonostante ogni lavoro mi abbia lasciato un bagaglio di conoscenze infinitamente più ampie di quelle esprimibili in un cv, la mia preparazione alla vita, al lavoro, alle relazioni, non mi sembra mai sufficiente.

Ma forse questa è solo una mia impressione e in realtà non c’è nulla ormai che io non possa affrontare, cominciare e finire, con successo e convinzione. Infondo spetta soltanto a me dare il giusto valore a ciò che ho fatto e riconoscere a me stessa ogni singola capacità e nuova conoscenza.

“Questa è l’ennesima conferma di ciò che ti dicevo (e non ti dirò che è perché ho sempre ragione io, anche se è vero). Tutto quello che fai ti riesce bene. Quindi basta con tutte ste pippe.”

Oggi mi costa un po’ di meno ammetterlo ma Mr Magic ha (quasi) sempre ragione…

Per vedere oltre la nebbia, per diradarla soffiandoci sopra e incamminarmi ancora una volta, ma con passo più deciso, bisogna che io riesca a darmi questa benedetta pacca sulla spalla, una volta per tutte, prima di cominciare un altro lavoro.

Dare spazio e voce alle proprie conquiste è fondamentale, così come tenere ben appuntati i propri errori per non commetterli ancora in futuro e per imparare qualcosa di importante su noi stessi. Il mio spazio potrà essere questo blog, e la mia voce dovrà fare un costante esercizio di obiettività per valutare ciò che faccio nella giusta prospettiva (“se hai fatto un errore, non significa che è tutto da buttare” sarà il mio nuovo mantra!).

L’ispirazione più profonda per usare questo blog in maniera più costruttiva me l’ha data la magnifica Luisa Carrada nel suo post Felicità è un diario creativo, dove ho trovato la lista dei vantaggi che porta scrivere un diario per l’intera durata di un progetto o di una vita. Li ho raccolti come le peonie che ho trovato in giardino e me li sono messi in bella vista. Non hanno lo stesso profumo, ma sono stampati a caratteri belli grandi e con un font che mi piace molto. Li rileggerò spesso, così come riascolterò sempre volentieri le parole della prof. Teresa Amabile, di cui Luisa Carrada ha scritto nel suo post.