Lo so lo so. C’è quella cosa del copyright.

Ma Luisa Carrada ci ha fatto un regalo, sul suo blog. Un preziosissimo cameo che verrà pubblicato sul numero di Internazionale di domani, della altrettanto preziosa Alice Munro, dal 13 di questo mese Nobel per la Letteratura 2013.

Riposto qui questa apparizione fugace (solo a luglio aveva annunciato “non scrivo più”) perché di lei tutti noi dovremmo sempre tenere a mente ogni riga, virgola e parola. La sua sapienza travalica qualsiasi teoria sullo stile, il ritmo, il detto e non detto, e raggiunge la lucidità della pura illuminazione. Una volta intuiti i meccanismi del mondo e della vita, quelli che a saperli comprenderemmo meglio il nostro destino, noi stessi, lei li cattura e sparpaglia sulla carta con lo stesso ritmo con cui gli eventi accadono nel mondo reale, creando poi luoghi da esplorare in tutti i modi possibili, liberamente.

Leggere Alice Munro per capire sé stessi, l’esistenza.

“Diversi anni fa scrissi un articolo per il mio amico John Metcalf in cui affermavo una cosa che suscitò la reazione stupita dei lettori. E la loro sorpresa mi sorprese. Affermavo che non sempre, e nemmeno d’abitudine, leggo un racconto dall’inizio alla fine. Comincio da un punto qualsiasi e da lì mi muovo in varie direzioni. È come se non leggessi, almeno non programmaticamente, per scoprire cosa succede. In realtà lo scopro comunque, e scoprirlo mi piace, ma ricavo molto di più da questa esperienza. Un racconto, affermavo, non è una strada su cui ci si incammina, è piuttosto una casa. Uno ci entra, ci sta dentro un po’, vaga qua e là, si sistema dove vuole e impara come ogni stanza e ogni corridoio siano collegati tra loro, come il mondo esterno sia modificato dalle finestre attraverso le quali lo si osserva. Anche l’ospite, il lettore, subisce un cambiamento ritrovandosi in quello spazio chiuso, che sia ampio e accogliente o pieno di passaggi tortuosi, che sia arredato con sfarzo o con rarefatta semplicità. Può tornare in quella casa, in quella storia, ogni volta che vuole e ci troverà sempre qualcosa che non aveva notato prima. E scoprirà che la casa ha un solido senso di sé, di qualcosa che è stato costruito per ragioni di interna necessità e non solo per proteggere o incantare il visitatore. Scrivere una storia così, longeva e indipendente, è la mia speranza, da sempre”.

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