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“la casa ha un solido senso di sè”

Continuo a pensarci. Scrivendo questa frase, A. Munro si riferiva ai racconti, alla scrittura. Eppure più la rileggo, più mi soffermo su queste otto parole, estrapolate da un contesto più articolato e specifico, più penso a una casa fatta di intonaco, porte e pavimenti.

La casa ha un solido senso di sè è un concetto applicabile alla realtà materiale del tetto che ognuno di noi ha sopra la propria testa, ne sono convinta.

Esiste un dialogo sempre aperto tra noi e i luoghi che abitiamo, una sorta di conversazione a doppio senso in cui le influenze sono reciproche.

La nostra personalità modifica lo spazio riempiendolo, incidendolo e assegnandogli funzioni diverse da quelle per cui era stato concepito. Chi abita un luogo riempie quello spazio di sè, vi proietta la propria storia rendendolo teatro delle proprie contraddizioni, debolezze e fantasie e così facendo crea e mantiene un rapporto inconsapevole (il più delle volte) da cui esce a sua volta cambiato, influenzato.

Un luogo abitato parla, risponde, raccoglie e conserva, spinge al limite della vivibilità e ispira nuove forme di quotidianità. La nostra casa è uno specchio, ci parla di noi al presente e al passato e al tempo stesso rivela le infinite versioni di noi che potrebbero esistere in futuro. È un ventaglio di possibilità sempre lì a portata di mano. Spolverato ogni tanto o ristrutturato a fondo è il luogo dove la nostra consapevolezza ogni giorno sceglie la propria versione di sè da presentare al mondo.